Ore 17.45, stazione. Al binario 17 sta partendo il treno che dovrebbe riportarmi a casa. Timbro il biglietto, faccio un passo verso l'ultimo vagone, ma le porte si chiudono e il convoglio parte, proprio davanti al mio naso. Puntualità perfetta, nemmeno un secondo di ritardo, sarà la prima volta che capita negli ultimi 15 anni.
!!!
Guardo il tabellone, il prossimo treno è alle 18.40. Che faccio? Vado da Feltrinelli a lasciare un po' di moneta...
E così me ne vado per le vie del centro fino al grosso negozio di musica e libri. Compro (in ordine alfabetico) Caparezza, Caparezza (sono proprio due dischi...), Capossela, Gogol Bordello (musica), Mary Shelley e Giulio Verne (libri). Il problema è sempre quello di trovare i Gogol Bordello: non sai mai dove li mettono! Pop rock? Internazionale? Nuove tendenze? Hard rock? No, no, no, no. E mentre comincio a bestemmiare girando per gli scaffali (naturalmente di chiedere al personale non se ne parla neanche), trovo una sezioncina "Punk" con un unico disco dei Bordello, guarda caso quello che stavo cercando ("Super Taranta", un titolo un programma, conoscendo il genere...). Avviandomi alle casse arraffo anche la Moleskine del 2009 (chi non sapesse cos'è vuol dire che non si è mai letto "Patagonia Express" di Sepulveda e non merita pertanto nessuna spiegazione, bensì 15 anni di carcere). La cassiera capisce al volo che sono un potenziale ottimo cliente e me la mena con la tessera fedeltà. Intanto la diffusione interna propone "Baratto" di Renato Zero ("Erozero", 1979). Resto basito, saranno vent'anni che non la sento... "Con questa musica torniamo bambini..." dico alla cassiera, coinvolgendola con un arrischiato plurale in una complicità anagrafica. Lei, forse per scongiurare possibili rischi di tacchinaggi a sfondo musicale (o forse solo perché sono le sei e mezza di sera e ne ha le palle piene), si limita a sorridere rispondendo "e già!".
Mi smonta un po', così non le dico che "Erozero" è stata la prima "musicassetta" che ho posseduto nella mia vita (peraltro in comproprietà con mia sorella), comprata da mio padre insieme al primo mangianastri Panasonic, svolta epocale nella mia giovane vita di allora. Tempi in cui la duplicazione della musica consisteva nel mettere due mangianastri uno contro l'altro, uno col play e l'altro col rec, e quello che veniva fuori era un orribile suono in mono sul quale, però, siamo cresciuti sani e forti tutti quanti. "Erozero", capisci bella cassiera? sei lì che hai solo quella cassetta e passi il giorno a sentirla avanti e indietro, lato A lato B lato A lato B, e sei felice, con quelle canzoni forse un po' precoci sia rispetto ai tempi che rispetto alla mia età (Fermoposta, Baratto, RH negativo...). Tutto serve a plasmare un carattere strano... No perché che io abbia un carattere strano è pacifico, chiedi a chi vuoi, ed è anche vero (questo te lo dico io) che tutta la mia vita è andata avanti a suon di musica, ogni periodo ha la sua canzone, ogni ricordo il suo ritornello. Pensa che mia madre ad un certo punto si è messa ad ascoltare le canzoni di Vasco Rossi per cercare la chiave per aprire la corazza che mi resisteva intorno... E alla fine le piacevano, sai? A volte me la trovavo intorno che canticchiava "Siamo solo nooooooooi!" ed io mi sentivo addirittura un po' a disagio, chissà perché...
Tutto questo la cassiera non lo saprà mai, me lo sono raccontato mentre la carta di credito mi impoveriva di 92 euro e rotti. Esco con il sacchetto pieno di cose, suona l'allarme antifurto sulla porta, mi volto ma nessuno mi considera, me ne vado. Trotto verso la stazione, ma la vetrina di una gelateria mi catalizza la vista e le papille gustative, entro filato e chiedo un euro e ottanta di cono cassata siciliana e crema. Va detto che io preferisco la coppetta, perché detesto le colature appiccicose sulle mani che ti costringono a mangiare il gelato come se fosse una gara a chi fa più veloce (tu a gelarti l'esofago o il gelato a colarti sulle mani). Ma adesso ho una mano impegnata dal sacchetto, quindi propendo per il cono.
Arrivo in stazione con l'esofago gelato e la mano appiccicosa (ha vinto il gelato...). Torno al binario 17. Mentre mi avvicino al mio treno, quello chiude le porte e se ne va.
Comincio vagamente a sentirmi un idiota.
Guardo ancora il tabellone: il prossimo treno è alle 20.20. Questa volta non mollo la stazione, mi limito a comprare una coca cola al chiosco. Il treno arriva, ci monto sopra e attacco Giulio Verne, "Viaggio al centro della terra", l'ho letto trent'anni fa, non lo ricordo più. Scopro in Giulio Verne uno stile molto interessante, simile in certi tratti a quello di Jerome K. Jerome di "Tre uomini in barca". Mi appassiono subito.
Guardo l'ora e sono le 20.25. Il treno non si muove. Le litanie salgono alle labbra da sole, potete capire: i due treni prima sono partiti spaccando il secondo (e così li ho persi), questo che se si desse una mossa ci farebbe tutti felici resta qui...
Sale un tipo molto erudito che, urlando nel cellulare, dice che c'è stato un incidente sulla linea, qualcuno è finito sotto un treno, adesso è tutto fermo perché deve arrivare il magistrato eccetera. Intanto si guarda compiaciuto intorno per accertarsi che tutti abbiano sentito e lo stiano guardando a bocca aperta. Io personalmente si.
La notizia corre veloce sui vagoni immobili, pare che una tizia (ma potrebbe essere anche un tizio) si sia buttata (o sia caduta) sotto un treno, forse addirittura questo mentre veniva giù oddiiio!!!.I gestori della telefonia mobile godono all'impazzata. TUTTI stanno telefonando.
"Ciao mamma, ascolta... no, sono ancora qui... bo? Si deve essere buttato uno sotto il treno... E che ne so.... Te lo dico, ciao".
"Eh, c'è stato un deragliamento sulla linea, dev'essere morta un sacco di gente, non so quando ci fanno partire...".
"Mamma, guarda dalla finestra se vedi qualcosa alla stazione, che se ne è buttato uno sotto il treno..." (questo abita attaccato ai binari, bella sfortuna!).
Ma la più bella è la vecchia veneta (sono ossessionato dai vecchi e dai veneti) che parla, sempre al telefono, con il figlio: "... ad ogni modo, si è buttata questa tizia sotto il treno, siamo fermi qua, ma quale pulman, figurati se ci mettono il pulman, ci fanno morire qui... ma si, si è buttata, una cosa orribile, pezzi dappertutto...".
Pezzi dappertutto! E chi te l'ha detto? Ma chi sei, Asia Argento travestita da vecchia? Ovviamente la mia attenzione adesso è tutta per lei, che sta parlando eccitata con un'altra vecchia: "è già successo, proprio lì in quella stessa stazione, sarà tre anni fa, era un prete che era finito sotto, ma quello non l'aveva fatto apposta. Gesù, l'aveva sfracellato, c'erano pezzi sparsi per tutta la stazione, non mi faccia pensare!".
Capito tutto...
Me lo ricordo bene, casualmente e mio malgrado mi ci trovai in mezzo, non è stato un bello spettacolo: quella sera sono sceso dal treno, poi mi sono incamminato sulla banchina verso l'uscita della stazione, mani in tasca e sguardo basso (mi piace contare gli sputi sui marciapiede...). Il treno è ripartito e mi è sfilato accanto. Quando è finito la coda dell'occhio ha notato uno strano involto sui binari. Ho pensato ad un sacco di spazzatura e mi sono stupito che il degrado delle ferrovie potesse arrivare a tanto... Poi, buttando l'occhio, ho visto che dall'involto spuntava una mano, irrealmente gonfia ma proprio una mano, e l'involto stesso poteva sembrare un impermeabile. "Hei, ma lì c'è uno morto!" ho gridato piuttosto agitato. Intorno si è scatenato il panico: chi sveniva, chi gridava, chi scappava. Io sono filato al bar lì vicino dove conosco il gestore e con lui sono tornato con un paio di tovaglie di carta, giusto per coprire lo spettacolino macabro. Da vicino era pazzesco: sembrava un cartone animato, il corpo dell'uomo era spianato all'altezza del fianco e seguiva fedelmente il profilo del binario, dove le ruote del treno lo avevano di fatto trafilato. Ma era tutto lì, nemmeno un pezzettino si era sparso in giro per la stazione... Risultò poi un religioso con qualche problema, che aveva attraversato i binari senza curarsi che stessero arrivando ben due convogli, uno per direzione. E si sa che se ti sbatte addosso un treno facilmente muori...
La vecchia veneta racconta all'altra vecchia che non sa come andare a casa. Chissà a che ora arriverà il treno, le coincidenze con i pullman saranno tutte saltate. Scende alla mia stazione e abita lungo la strada che faccio io con l'auto, mi basterebbe dirle "L'accompagno io, non si preoccupi" ma non lo faccio, come dice la canzone "Sopravvivo senza motivo, prima ero gentile ora sono cattivo", e così impara a raccontare frottole sui treni...