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One step beyond

Ancora sul treno

Oggi il viaggetto sul treno per scendere fin nella città è stato più movimentato del solito: sono salito canticchiando versi rivoluzionari risalenti agli anni '80 del secolo scorso, quando era ancora bello credere collettivamente in qualcosa. E così non ho badato a dove mi stavo sedendo... Davanti a me due signore, che ad una rapida ricognizione visiva non lasciavano dubbi: beghine doc! Ovvero di quelle che parlano ESCLUSIVAMENTE di nostro signore e di tutto ciò che lì intorno ruota. L'atmosfera era quella tipica di due che si ritrovano a parlare dei loro parenti appena morti ammazzati, tutto era tristezza e dolore compiaciuto: lo sguardo, la voce, i gesti... Parlavano di ritiri spirituali, percorsi di ricerca della fede, catechismi per adulti e piccini, seminari... Il tutto animato da persone legate alla chiesa definite puntualmente splendide, le stesse persone, note sul territorio, che anch'io conosco e che ho sempre annoverato nell'ambito dei delinquenti (chissà perché!).

Accanto a noi, oltre il corridoio, c'erano due giovanotti che andavano a scuola. E se le due signore si frustavano cercando la fede, quei due stavano bellamente cercando qualcosa d'altro, che sempre comincia per effe e che, per tanti, è comunque una fede. E le argomentazioni che stavano intorno alla loro personale ricerca stridevano in modo assai divertente, per concetti ed espressioni, con le litanie delle mie compagne di sedile.

Mi è venuto di chiedere alla più tragica delle signore se le era mai capitato, nel corso della sua vita, di ridere o anche solo di sorridere, ma poi ho temuto che quella mi rispondesse con una predica ad personam, ed ho lasciato perdere...

E così me ne son rimasto lì, a far finta di guardare fuori dal finestrino, con le mani sapientemente nascoste sotto la giacca ma atteggiate nel gesto scaramantico più vecchio del mondo (ovvero aggrappate alle palle...), recitandomi in privato il motto che fu di grandi personaggi: "nessun dio, nessun re, nessun padrone".

Ed il pensiero è andato all'utopica guerra contro le croci sulle punte delle montagne, che io solitamente utilizzo blasfemicamente per simulare improvvisate crocefissioni che, a tratti, finiscono sulle fotografie nella categoria "goliardate". E mi è tornato in mente un fumetto piuttosto spinto, apparso sulle pagine della Rivista della Montagna, dove un gruppo di giovanotti oratoriali guidati dal solito parroco venivano inceneriti da un fulmine mentre pregavano spaventati intorno alla croce di vetta di un qualche monte per chiedere la fine del temporale, mentre l'unico che si salvava era quello che si era fregato i panini dei compagni e si era allontanato per la vergogna...

Già già... perché, al di là del fattore spirituale, le croci sono quasi sempre fatte di ferro, un materiale che in punta alle montagne non dovrebbe esserci per nessuna ragione al mondo. Chi si è trovato nel bel mezzo di un temporale in quota sa bene come si impara a correre veloci per allontanarsi da croci, residui bellici e cose varie, così come si impara a buttare ben lontano piccozze, moschettoni e chiodi da ghiaccio quando iniziano a "friggere" e ti si drizzano i capelli in testa.

Ma intanto il treno è arrivato nella grande stazione della città, il fiume di pendolari sta già invadendo il marciapiede, ciascuno impegnato nella sua ricerca. E io cosa cerco oggi? Chissà, ho tutto il giorno per "cercare" una risposta convincente...

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