in

The community for the "alps people" ...let's participate!

One step beyond

Lungo la Via al Moncenisio

sembra strano, ma chi lavora per anni su un progetto, poi di quel progetto ne sa meno di tutti... Personalmente la Via Alpina la conosco in termini "virtuali", ma non è che ci sono andato poi tanto direttamente sui sentieri. E così ho approfittato di qualche domenica di cielo terso e sono partito, ovviamente da solo, ovviamente con il GPS e la macchina fotografica.

Sono arrivato un sabato sera molto tardi al Colle del Moncenisio, ho proseguito verso il Piccolo Moncenisio e ho montato la tenda di fianco alla strada, di fianco all'auto. Alle sei di mattina faceva un freddo cane, ho smontato veloce e sono filato al Rifugio del Piccolo Moncenisio. "Parli in italiano?" ho chiesto al gestore (è quasi tutto quel che so dire in francese...). "No, sei tu che parli in francese!", mi ha risposto lui. "Petitdegiunè" ho tirato fuori io. "Tutto lì? Ma allora non ci sono problemi, ci capiamo benissimo... Siediti lì" mi risponde il gestore. Mi porta una colazione con fiocchi e controfiocchi (se si esclude il caffè, ma lì ci vorrebbe una risoluzione dell'Onu, che vietasse la preparazione del caffè su tutto il territorio francese: non lo sanno proprio preparare!), quindi parto alla volta del Colle delle Savine. Non faccio il giro dal Colle del Piccolo Moncenisio, anche perché significa camminare per mezz'ora sulla strada asfaltata. Prendo invece un bel sentiero che sale verso una serie di laghetti molto belli e poi scende nel Vallone delle Savine. Da lì al Colle nessun problema, solo bei panorami e tanti spunti per le foto. Solo nessuna traccia della segnaletica Via Alpina...

 Al Colle delle Savine trovo invece la segnaletica Via Alpina italiana, quella installata dalle Sezioni del CAI. Peccato che, per contro, la situazione del sentiero peggiora sensibilmente. Per scendere nel vallone del rio Savine tribolo non poco, così come per capire come fare a salire al Vaccarone. Alla fine mi sembra più evidente quella che viene definita una "variante" al Sentiero Balcone (che di fatto è irreperibile).La traccia percorre per un tratto il fondovalle devastato da qualche evento alluvionale: ghiaia, roccioni, sabbia e sensazioni di esplosioni recenti... Poi si inizia a salire senza pietà lungo una parete quasi a picco, dove è bene evitare di mettere i piedi in fallo. Un breve tratto attrezzato permette di raggiungere la sommità della parete, che sostiene, dall'altra parte, un bell'altipiano sul quale poggia il Rifugio Vaccarone.

Al rifugio fervono i lavori di ristrutturazione. Per il prossimo anno dovrebbe essere tutto finito e, incredibile ma vero, il rifugio dovrebbe regolarmente aprire. Del "vecchio" Ghiacciaio dell'Agnello non rimane che una distesa di pietre, una piccola lingua di neve sembra quasi una bandiera bianca di resa. Per il gusto dell'autoflagellazione che mi abita decido di proseguire per il Colle dell'Agnello per poi tornare indietro dal Vallone d'Ambin. La salita è piacevole, lungo un sentiero molto bello e panoramico (a parte l'ultimo tratto ripidissimo lungo i ghiaioni classici da "un passo avanti e tre indietro"). La discesa sull'altro versante, invece, è talmente eterna che quando finalmente arrivo in fondo sono già in pensione. E sono anche bello cotto, con ancora un sacco di strada da fare... Percorro il Vallone d'Ambin, supero l'omonimo rifugio e raggiungo il fondovalle, dove arriva una strada sterrata: fortunatamente qualcuno ha tracciato un arditissimo sentiero ("cammino delle capre", appunto...), grazie al quale risalgo (stendo un velo pietoso sul ritmo di marcia) fino al Colle del Piccolo Moncenisio. Ormai strascicando i piedi mi sciroppo la strada verso il rifugio, godendomi il tramonto del sole. Quasi alle otto entro nel rifugio e, quasi urlando, dico "cena!", in perfetto italiano. Il rifugio è pieno, mi piazzano in un tavolino in un angolo, riescono a stento a star dietro a portarmi da mangiare, prosciugo l'ottimo minestrone come se fossi una pompa di sentina, poi attacco i salamini cotti con la polenta (e la senape piccante, ho ancora gli occhi fuori dalla testa adesso, ma dio se è buona!), finché mi sento tornato come nuovo.

Allora mi appoggio al muro e osservo i commensali, cercando come al solito di individuarne le caratteristiche e fantasticando su improbabili storie familiari... Solo dopo il genepy di rito me ne vado caracollando verso l'auto e verso casa... Bella giornata, il Rifugio del Piccolo Moncenisio merita un 10 con lode, il percorso della tappa D35 vale davvero la pena, anche se la parte italiana risulta piuttosto impegnativa.

E magari la prossima settimana continuo con la D36, fino al rifugio Levi Molinari...

Comments

No Comments
Copyright (c) 2007 Via Alpina - All Right Reserved
Powered by Community Server (Non-Commercial Edition), by Telligent Systems